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Eravamo
lì, per un motivo o per l'altro, a far la coda in un commissariato
di polizia per fare le nostre denunce. C'era veramente di tutto
e lo smarrimento della patente, benché fastidioso, era poca cosa
rispetto alle situazioni a cui stavo assistendo. Ma una di queste
mi colpì in modo particolare, per quanto era successo e per quanto
ancora doveva succedere. La persona che mi precedeva, ancora scossa
dall'esperienza appena vissuta, entrò nell'ufficio e iniziò la sua
deposizione. "Ero tornato dal lavoro e quando mi sono trovato
davanti alla porta di casa ho capito subito che c'era qualcosa di
strano, la porta era tutta graffiata ai bordi, appoggiando la mano
questa si è aperta mostrandomi uno spettacolo orribile. Tutto
era stato buttato per aria, oggetti cari della famiglia gettati
in terra senza rispetto e tutto questo per trovare denaro e preziosi". L'intento
era stato perfettamente raggiunto in quanto il denaro era stato
trovato, soldi che sarebbero serviti a pagare l'affitto di casa
e del piccolo esercizio nel quale, lo sfortunato che mi precedeva,
lavorava. La denuncia era pronta per la firma quando si ode chiaramente
un commento a dir poco irrispettoso, "Ma perché non te ne torni
a casa tua?". Facendo finta di niente firmò e se ne andò. Completamente
disinteressato allo smarrimento della patente abbandonai la coda
e lo seguii, lo trovai fuori dal commissariato in lacrime e mi chiedevo
quale delle due pugnalate l'avesse ferito di più. Mi guardò,
comprese che poteva fidarsi e raccontò la sua storia, in pratica
lavora come noi, ha moglie come noi, ha figli come noi, si chiama
Ben (il resto non sono riuscito capirlo) e dalla pronuncia ho dedotto
che doveva essere nato qualche km più in là. Caro Ben (il resto
non l'ho capito) ritroverai di nuovo il tuo sorriso perché nonostante
la disavventura hai ancora fiducia nella gente.
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